MV a zonzo per le capitali dell'Est

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Iscritto : 08/04/2009 - 15:06
MV a zonzo per le capitali dell'Est

Ok, allora si comincia! Parto con il "prologo" al mio diario di viaggio a Est (che in realtà avviene in centro-Europa).
Segnalo inoltre che ho appena aperto un blog a tema (ovviamente) viaggi, spero che ci veniate a fare qualche visitina ogni tanto (per ora pubblico anche lì questo diario di viaggio che pubblico qui sul sito).
Ecco il link: http://iprimipassi.wordpress.com/

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14-12-2011 - Prologo (Monaco, Dachau)

Monaco mi accoglie calorosa fra le sue braccia come ormai accade da tempo, eterno crocevia di viaggi e vagabondaggi per l’Europa. Ci (ri)capito quasi per caso, a causa del fatto che la decisione di partire è stata, a dir poco, improvvisa: da Verona, dove mi trovavo per lavoro, sono salito sul primo vagone che superasse i confini nazionali (l’Eurocity Verona-Monaco, appunto). Tornare in questa città, punto di fine e d’inizio di altri due viaggi del passato (a Monaco si concluse il mio interrail in CentroEuropa, e sempre da Monaco partii per il mio primo viaggio in solitaria in Svezia) mi permette di visitare un luogo che, per diversi motivi, avevo mancato d’un soffio le volte precedenti: il campo di concentramento di Dachau. Il tempo quindi di trovare sistemazione in un’ostello vicino la stazione, di posare il bagaglio, e via in treno verso questa destinazione.
Al di là della retorica, devo dire che la visita di questo luogo è davvero un’esperienza difficile da descrivere a parole. Le prime cose che mi vengono in mente adesso, a distanza di giorni, sono le sensazioni, diversissime tra loro, che ho provato all’inizio e al termine della mia visita: il brivido che mi assale ai cancelli del campo, che si aprono cigolanti davanti a me, con la loro scritta arbeit mach frei che fu terribile presagio di morte e disperazione per migliaia di innocenti, e la “delusione” che provo nel vedere i forni crematori, strutture che credevo immense, gigantesche, ma che si rivelano invece minimali, quasi mediocri: e ciò in qualche modo amplifica ancora di più la tragedia che questo campo racconta, perché esprime la poca (o nulla) considerazione che gli assassini avevano per le loro vittime, al punto di bruciarne i corpi in luoghi così squallidi.
Vi sono poi i dormitori, con tutti quei letti accatastati gli uni sugli altri; la stanza delle doccie, col bassissimo soffitto (a stento riesco a starci in piedi) su cui si aprono, come bocche infernali, i tubi da cui fuoriusciva il gas mortale; il museo che racconta la storia e gli orrori di Dachau; e soprattutto l’infinito corridoio di delle buie e silenziose dove i prigionieri venivano tenuti in isolamento e torturati, per il quale mi aggiro in un silenzio irreale.
Confesso di non essere riuscito a scattare alcuna fotografia a Dachau, forse perché, ingenuamente, temevo così di profanare la memoria delle vittime di questo luogo, e di quella tragedia indescrivibile chiamata Olocausto: credo però che, proprio per ricordare a noi tutti quanto sono vicini, cronologicamente parlando, questi terribili eventi, la visita di luoghi come questi sia un dovere morale cui nessuno dovrebbe venir meno.

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15/16 – 12 - 2011 - Praga

Il freddo dell’alba tedesca quasi mi perfora la pelle, entrandomi sin dentro le ossa: incurante di tutto ciò, salgo sull’autobus che mi condurrà a Praga. Per tutto il viaggio il tempo resterà grigio, e la pioggia incessante non smetterà mai di rigare i vetri attraverso cui cerco di intravedere gli spazi e le strade che ci conducono verso la capitale della Repubblica Ceca.
Praga è un susseguirsi di chiese barocche, di case in stile art nouveau, di palazzi le cui facciate sono ricche di dipinti e affreschi (tenuti in uno stato splendido), di strade acciottolate. La Città Vecchia è sferzata da un vento gelido, ma le bancarelle natalizie e le luci colorate riscaldano i cuori e l’animo delle migliaia di turisti accorsi in questi giorni di dicembre nella Piazza della Città Vecchia, per guardare l’orologio astronomico col suo carillon che si attiva ogni ora, o per ammirare, dalla Torre del Municipio, la vista magnifica della città, sotto lo sguardo severo della statua di Jan Huss, che campeggia al centro della Piazza.
A nord della Città Vecchia è invece il Quartiere Ebraico: un insieme di stelle a cinque punte impresse sulle porte dei palazzi, di sinagoghe usurate dal vento e dalla pioggia, ma soprattutto il Quartiere Ebraico è il suo Cimitero. Minuscolo nelle dimensioni, eppure gigantesco se si considera il numero (diverse migliaia) di corpi che vi sono sepolti: le lapidi sono ammassate le une sulle altre, alcune sono cadute (o lo stanno per fare), sradicate da anni di pioggia e di intemperie, e la visione d’insieme è tanto drammatica quanto affascinante.
Come tutte le città dell’est che visiterò durante questo mio viaggio, anche Praga è attraversata da un fiume: la Moldava scorre violenta sotto il Ponte Carlo, da cui si può apprezzare una vista splendida della città. Attraverso il ponte, si passa dalla Città Vecchia e dal Quartiere Ebraico a Malà Strana, il “piccolo quartiere”, delizioso angolo di Praga in cui si trova una delle chiese più belle e affascinanti che abbia mai visto in tutta la mia vita: si tratta della chiesa di San Nicola, costruita nel classico stile barocco ceco, e in cui gli spazi immensi e le vetrate colorate producono un singolare gioco di luci e ombre che provoca il suo effetto maggiore sulle gigantesche figure dei padri della chiesa ortodossa, tanto che uno spaurito visitatore che le sta ammirando quasi si aspetterebbe di essere da queste afferrato o ghermito.
Dalla piazzetta di Malà Strana, attraverso una scalinata, si arriva al Castello che sovrasta tutta Praga: all’interno vi sono il Palazzo Reale, il Duomo, e una serie di strade acciottolate deliziose; peccato però che a Praga qualsiasi cosa si voglia visitare si debba anche pagare (uno dei tanti effetti negativi dell’eccessiva affluenza turistica in questa città) e ciò, in alcuni casi, mi fa desistere. Ma posso rifarmi appena uscito dalle mura del Castello, quando imbocco il percorso Petrin, che, passando per sentieri immersi nel verde, si inerpica sino alla cima della Torre dell’Osservatorio. Un cammino di un paio d’ore, immerso nel silenzo più totale, che in alcuni momenti mi ricorda le lunghe camminate nei parchi della lapponia svedese: solo, assolutamente solo, mi godo le impareggiabili viste di Praga offerte da questo percorso che scopro con grande felicità essere completamente privo di quei turisti che tanto mi hanno infastidito col loro vociare, in alcuni casi anche ad alta voce (e, guarda caso, si trattava quasi sempre di italiani).

Ritratto di leva
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aspetto il resto :D

Le tue foto sono spettacolari. Hai visto Praga meglio di me grande. Appena ritrovo i miei soldi partiamo insieme per l'Europa dell'Est e ce la giriamo come si deve.

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Iscritto : 08/04/2009 - 15:06

17 - 12 – 2011 Kutna Hora e l’addio a Praga.

Kutna Hora è una cittadina ad un’ora di treno da Praga: mi appresto a trascorrere lì la mia ultima giornata in Repubblica Ceca, spinto dai consigli di molti travellers e backpackers di mia conoscenza. E la scelta non si rivela errata: vale davvero la pena passeggiare per le deliziose vie del centro storico e visitare la magnifica Cattedrale di Santa Barbara.
L’Ossario, che si trova sulla via che dalla stazione dei treni arriva sino al centro storico di Kutna Hora, è davvero un qualcosa di spettacolare: migliaia di scheletri (dissotterrati negli anni per far posto ai nuovi venuti del cimitero della città) le cui ossa (teschi, femori, dischi intervetrbrali, clavicole) sono state utilizzare per comporre candelabri, coppe, stemmi di importanti famiglie del posto, lampadari giganteschi. L’atmosfera ricorda un pò le inquietanti scene iniziali del Nosferatu di Herzog, ma lo spettacolo d’insieme è davvero di grande spessore.
La sera ritorno a Praga, per la mia ultima notte in terra ceca: i chioschetti natalizi ricchi di luci e soprattutto di bontà tipiche del posto (il Vepřo-knedlo-zelo, ossia gnocchetti ti patate con crauti e carne di maiale, i Trdlo, deliziosi dolcetti ricoperti di cannella e miele, e ovviamente l’immancabile prosciutto di Praga) wurstel a volontà) mi accolgono per l’ultima volta: mi proteggo dal freddo con l’ennesimo bicchiere di vino rosso bollente tra le mani e, con un po’ di nostalgia, saluto Praga: domani si va in Ungheria, direzione Budapest!

Qui le mie foto: http://www.flickr.com/photos/monsierverdoux/
Qui il diario di viaggio pubblicato ul mio nuovissimo blog: http://iprimipassi.wordpress.com/

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Iscritto : 08/04/2009 - 15:06

18 /19 /20 -12 – 2011 Budapest

Il 18 dicembre è una giornata del cazzo, per usare un termine francese. Che comincia nel gelo delle 6 del mattino di Praga, orario di partenza di un bus per Budapest che, però, è misteriosamente scomparso. Alcuni lunghi momenti di sconforto mi colgono , ma poi mi faccio forza e trovo una sistemazione che mi permette comunque di arrivare nella capitale ungherese nel pomeriggio, senza perdere l’intera giornata come invece sarebbe accaduto se avessi atteso il prossimo bus. Il treno Praga- Budapest parte nella tarda mattinata e giunge a destinazione alle 16:30, ma le mie disavventure non sono finite: la cretina dell’ufficio informazioni scambia Via Vajdahunyad (dove si trova l’ostello che ho già prenotato via internet quando ero a Praga) con l’omonimo castello, che si trova dall’altro lato della città: mi rtirovo così, infreddolito e spaesato, in mezzo alla folla di turisti che affolla Piazza degli Eroi, e dopo quasi un’ora di inutile vagabondaggio alla ricerca dell’ostello, quasi cedo alla disperazione. Regalo così 15 euro a un tassista affinchè mi porti all’ostello: si è ormai fatta ora di cena, e francamente sono così stanco che rinuncio a una visita notturna di Budapest. Piccola riflessione: capitano durante ogni viaggio momenti di sconforto, in cui si soffre il fatto di viaggiare da soli: quello di questa giornata è stato proprio uno di quei momenti, ma tutto passa subito di fronte alla bellezza di una città che, nei due giorni successivi, imparerò ad amare follemente.

Budapest è infatti una città diversa da tutte le altre che ho visitato, e ciò è legato a qualcosa che è presente nella sua aria, forse addirittura nel suo vento. Nel vento che ti sferza il viso mentre cammini sul Ponte delle Catene, e guardi le luci della città e dello splendido Parlamento che si specchiano nel Danubio; nel vento che accompagna i tuoi pensieri mentre, dalla cima del Bastione dei Pescatori (forse il punto più magico della capitale ungherese) ammiri il panorama mozzafiato di Pest, con le sue guglie, i suoi tetti, le sue cattedrali; nel vento che fa frusicare gli alberi dell’Isola Margherita, vera e propria oasi di verde nel bel mezzo del Danubio, o quelli della collina Gellert, vicino la statua che inneggia alla libertà.

Budapest è una città dove la Storia si respira dietro ogni angolo, in ogni strada, in ogni luogo che racconta vicende vicine o lontane nel tempo: le invasioni straniere, su tutte quella musulmana (i segni dell’arte orientale traspaiono ancora in numerosi palazzi di Pest), la tragedia dell’olocausto (le scarpe abbandonate sulla riva del Danubio sono un ricordo toccante delle migliaia di ungheresi ebrei uccisi durante la seconda guerra mondiale, e la visita alla Sinagoga di Budapest, la più grande d’Europa, non è solo uno spettacolo per gli occhi ma anche un emozione fortissima), la dominazione sovietica.

Una città che non è invasa da turisti come Praga, e che per questo io trovo forse addirittura più vera e sincera della capitale ceca, un luogo davvero difficile da dimenticar e forse, in definitiva, una delle città più belle che abbia mai visto.

Qui le mie foto: http://www.flickr.com/photos/monsierverdoux/
Qui il diario di viaggio pubblicato ul mio nuovissimo blog: http://iprimipassi.wordpress.com/

Ritratto di leva
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Iscritto : 01/01/1970 - 01:00

Invasa dai Turisti non direi dato che ci sei stato in Inverno e non in estate quando avviene lo Sziget Festival.

le foto del Castello sono davvero spettacolari, principalmente quella rappresentante la pista di pattinaggio su ghiaccio.

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Ritratto di MV
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Iscritto : 08/04/2009 - 15:06

si leva, mi sa che hai ragione! grazie per i complimenti sulle foto, in effetti quella con la pista di pattinaggio è davvero curiosa per la differenza che c'è fra la pista bianchissima e il castello illuminato a notte!
A breve l'ultima parte dle diario dedicata a Bratislava!
PS: da oggi sono anche su twitter, potete aggiungermi se volete (e se ci siete anche voi): sono registrato come @PierpLab

Ritratto di leva
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Iscritto : 01/01/1970 - 01:00

ti ho aggiunto su twitter col nick vikingmetal :D

Bratislava è speciale in Inverno. Spero tu abbia mangiato nel locale dei lavoratori a prezzi totalmente socialisti perché il cibo è fantastico e ben cucinato.

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Ritratto di MV
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Iscritto : 08/04/2009 - 15:06

21/ 12 / 2011 Bratislava
Nel mio ultimo giorno di viaggio e vagabondaggio per l’Europa dell’Est, fa finalmente capolino la neve. Sono infatti completamente ammantati di bianco le strade e i paesaggi che ammiro attraverso i vetri appannati dell’autobus che mi conduce da Budapest a Bratislava.
La Slovacchia mi ricorda, inevitabilmente, la Repubblica Ceca, e in effetti credo che il modo migliore, e più diretto, per definire Bratislava sia quello di paragonarla ad una “piccola Praga”. Caratterizzata da un centro storico elegantissimo e delizioso, ricco di case colorate e immancabili bancarelle natalizie che preparano prelibatezze d’ogni genere, Bratislava sorge anch’essa, come Budapest, sul Danubio, e sulla sua parte più alta è presente il solito castello, ammantato dalla bianca neve di fine dicembre. Probabilmente, sull’impressione generale di Bratislava pesa il fatto di aver visitato, da poco, due città molto più grandi e spettacolari come Praga e Budapest, e per forza di cose la capitale della Slovacchia, più piccola e meno ricca di cose da vedere (la si può visitare tranquillamente in mezza giornata, e la maggior parte del tempo la si trascorre vagabondando per le vie e i sentieri che si inerpicano sul castello), può risultare un po’ deludente: eppure anch’essa è permeata dalla magica atmosfera natalizia che si repsira nell’ Est Europa, e sono comunque felice di averle dedicato il mio ultimo giorno di viaggio.
La sera faccio in tempo ad ubriacarmi in un pub dove posso addirittura guardare la partita del Napoli, poi a nanna: alle 9 ho l’aereo che mi riporterà a Roma (e da lì treno per Napoli) e che segnerà la fine di questo viaggio tra le splendide capitali dell’Europa dell’Est.