Hemingway in Uk e a zonzo per l'Europa

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Hemingway in Uk e a zonzo per l'Europa

Hemingway in Uk e a zonzo per l'Europa

Premessa

Può un viaggio nascere da un errore? Il mio interrail 2010 è nato così. Se siete curiosi di conoscere le conseguenze incredibili di uno sbaglio, non vi resta che leggere questo resoconto.
Il mio precedente interrail era stato in scandinavia, tutto improvvisato, senza prenotazioni, con la voglia improvvisa di scaraventarsi verso nord e un inaspettato approdo alle isole lofoten...ma questa è un'altra storia. Quello che frullava nella mia testa, era il pessimismo di poter trovare paesaggi altrettanto selvaggi in cui stare a contatto con una natura estrema. Ma c'era anche un punto fisso: colmare la mia lacuna riguardante il Regno Unito. Le idee si formano gradualmente, come voci interiori che ci suggeriscono, si confrontano tra di loro, alla fine una prevale e ci si ritrova ad aver fatto una scelta: si parte da Edimburgo. Senza pensare ancora ad un itinerario, cerco un ryanair Roma-Edimburgo, ma non ne trovo uno economico, ma ecco che un giorno trovo un volo scontatissimo per Londra, lo prendo all'istante, e sarà treno verso la Scozia.
Leggo e rileggo guide scozzesi, resoconti di altri viaggiatori, ma ancora le sirene norvegesi non mi abbandonano, ho troppi ricordi e troppa nostalgia, voglia di rivivere atmosfere nordiche con maggiore consapevolezza. Per giorni e giorni sono sicuro che prenderò un volo per Oslo e mi fionderò a nord; già sogno il mio hytter o rorbu che sarà la base delle mie esplorazioni.
Sono felice perchè ci sono molti ryanair a 3 sterline, da Parigi a Oslo, per cui conto di visitare Londra ed Edimburgo molto velocemente, per poi prendere un volo Glasgow Parigi, dove devo visitare alcuni amici, e poi da lì, un volo per Oslo, sempre a pochissimo, per prendere la strada del Nord.
Tutto sembra fatto, io non sono convinto che i paesaggi scozzesi possano entusiasmarmi, non ho il tempo di avventurarmi in luoghi estremi come Ebridi esterne, Orcadi o Sheetland, e quindi voglio andare in scandia. Ma ecco che un errore accidentale viene a sconvolgere i miei piani. Comprando il volo Glasgow Parigi sbaglio la data, fortuitamente clicco sul giorno della settimana successiva a quello che avevo scelto: mi regalo così una settimana in Scozia, rimandando il progetto scandinavo a un winter-rail del prossimo anno. Ora posso dire che questo è stato l'errore più bello della mia vita.

Alla fine l'itinerario abbozzato e poi modificato in corsa è stato: Londra-Newcastle-Edimburgo-Inverness-Kyleakin Isola di Skye- Glasgow-Parigi-Berlino-Amburgo-Praga-Vienna

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Partenza

Parto da Roma alla volta di Londra: è la mia prima volta. É l'unica grande capitale europea che mi manca, essendoci passato solo in scalo aeroportuale alla volta di New York. Sono molto curioso di immergermi nella sua atmosfera, aiutando la mia immaginazione che da anni si sforza leggendo autori inglesi. Che dire di Londra che non sia già stato detto... Ho visitato i principali musei e luoghi di interesse. Una caratteristica di questi giorni è la lentezza con cui scorrono. In una giornata si riescono a fare tantissime cose.

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Mi è piaciuto molto fermarmi a osservare il mondo muoversi in Trafalgar Square, sul prato della Saint Paul Cathedral, o ai giardini di Kensington davanti alla statua di Peter Pan. Qui, di fronte all'eterno bambino, si radunano numerosi lettori, che seduti in circolo, fanno una lettura comune del libro di Barrie.

Ho girato Camden Town fino nelle viscere e i mercatini sono davvero immensi. Lasciandosi alle spalle la via principale, ci si inoltra in un antico ed enorme edificio, lo Stables Market, pieno di sculture di cavalli, dove è pieno di negozi vintage, etnici, librerie, antiquari. Decido di prendere qui qualche souvenir londinese. Compro un piccolo buddha, un elefante dipinto su una foglia, una borsa di seta, un vinile dei police,e il cd “the joshua tree” degli u2. Stanco dopo tutte queste compere mi lascio attrarre da uno dei centinaia di ristorantini etnici e mangio thailandese. Alla sera, camminando lungo il tamigi in direzione Tower Bridge trovo un pub bellissimo dove prendere un paio di birre. Il mio interrail deve ancora cominciare, il primo treno mi aspetta alla stazione King's Cross.

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L'interrail comincia

Questa è la famosa stazione in cui sono ambientati i racconti di Harry Potter e, anche se non ne ho mai letto uno, vado alla ricerca del binario 9 e 3/4. Il binario esiste effettivamente ma in questo momento stanno facendo dei lavori. Pazienza, ho un treno per Edimburgo. Salgo sul treno, dove noto che da quasi ogni sedile, spunta un foglietto bianco, è la prenotazione. Mi preoccupo un po' perchè avevo letto ovunque che in uk se ne può fare a meno; infatti è così. Essendo mattina presto è un treno molto frequentato, ma trovo facilmente posto. In tutti gli altri treni sarà molto facile trovare posto. Il segreto è recarsi prima al binario, perchè appena arriva il treno, tutti i posti liberi vengono occupati molto in fretta. Faccio una piccola nota riguardo all'uso del biglietto interrail in inghilterra e scozia. I controllori sono molto “easy going”: in nove giorni non mi è mai stato controllato seriamente il biglietto, basta sventolarlo da lontano per sentirsi dire: “cheers”, “hi there”. Paradossalmente si potrebbe fare un interrail mostrando un biglietto già usato, perchè il controllo è minimo. Questo non vuole essere un invito alla frode, anche perchè può capitare l'individuo pignolo, ma è solo una constatazione.
Ritorniamo al viaggio. Il soggiorno londinese è stato molto piacevole, ma ho bisogno di muovermi. Lo scorrere dei binari e dei paesaggi mette in moto il mio spirito di viaggiatore. Do un occhio alle fermate che precedono Edimburgo, dove non ho nessuna fretta di arrivare, se non verso sera, avendo poi un week end a disposizione. La mia idea è di approfittare del biglietto interrail per fare una tappa, riprendendo poi il treno per Edimburgo, che passa ogni 2 ore. Ho due possibilità: visitare l'antica York o la moderna Newcastle.
Decido abbastanza in fretta per quest'ultima, famosa per essere la città dei ponti. Ho una grande passione per i ponti, adoro passarci sopra fotografarli. Ho persino dormito in tenda sulla spiaggia sotto il ponte dell' Oresund a Malmo.Scendo a Newcaste, con 5 pound lascio lo zaino al deposito bagagli. L'aria comincia a essere fredda. Nell'ultima mezzora di viaggio ho parlato con una signora del posto, la quale mi conferma che troverò quello che cerco e mi dice: “go to Quayside”. Questo è il quartiere lungo il fiume, dove si snodano interessanti opere architettoniche. Numerosi ponti, uno blu, uno rosso, uno verde, in rapida successione, e poi più in fondo il famoso Millennium Bridge.

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Iscritto : 22/05/2010 - 18:39

Mi imbatto in un pub, Red House, dove c'è un “meal deal”. Suggerisco a tutti gli interrailers in uk di approfittare di queste offerte per il pranzo. Con 5.95 pound ho avuto un hamburger enorme, più uno spezzatino di carne, con una birra Foster's. Questo è stato il miglior posto in cui abbia mangiato in tutti i miei 9 giorni in uk. Alla fine mi concedo anche una fetta di torta al cioccolato e un caffè. Il pasto mi rinfranca e mi scalda, a Newcastle c'è un vento molto freddo, pur essendo il 3 luglio. Mi incammino lungo il fiume Tyne. Dall'altra parte del fiume c'è un bellissimo edificio a forma di conchiglia.

l colpo d'occhio è eccezionale. Più avanti il Millennium Bridge, a fianco del quale si erige il centro di arte contemporanea Baltik. Newcastle è una città che ha assecondato il lavoro di architetti e designer, si è lasciata trasformare e ha mantenuto una vita culturale molto animata. In questo palazzo sono concentrati degli spazi museali, atelier di artisti e studi di architetti. C'è anche una biblioteca e un piano dedicato ai bambini. Due enormi ascensori a vetri permettono di salire in cima e godere della vista sulla città. Superfluo dire che il tutto è gratuito. Visito delle mostre di fotografia, vado a curiosare nella biblioteca, ed usufruisco gratuitamente della connessione a internet, in una sala piena di mac a disposizione di chiunque entri. Nella sala a fianco i bambini giocano, possono vedere cartoni animati, e fare attività seguite dal personale. Avverto sensazioni di libertà e fermento culturale che difficilmente provo nella nostra cara Italia.
Ma è già ora di incamminarsi verso la stazione.

MV
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Iscritto : 08/04/2009 - 15:06

grande hemingway, attendo con andia le tue impressioni su edimburgo e sulle mitiche highlands che ho visitato quest'estate e che mi sono già entrate nel cuore!

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Iscritto : 22/05/2010 - 18:39

Verso la Scozia

Riprendo il treno alla volta di Edimburgo. Il percorso è lungo la costa, enormi prati verdi macchiati dalle sagome delle pecore, scogliere sul mare. Rimango impressionato fai paesaggi nei pressi di Berwick-upon-Tweed, ultima cittadina inglese, a 4 km dal confine con la Scozia. Pur vedendolo dal treno il posto è molto carino e sicuramente merita una visita, che consiglio a tutti quelli che saranno nei paraggi. Purtroppo non posso indugiare, devo essere in serata a Edimburgo.
L'atmosfera nel treno è molto rilassata e scherzosa, siamo in Scozia. Il personale del treno intavola lunghe conversazioni con i passeggeri, e il tutto è molto informale. Quando una donna si avvicina e le mostro il biglietto, mi fa un sorriso e prosegue. Ci tengo a riportare questi particolari, che segnano un abisso con molte altre esperienze nostrane.
Ma ecco che il paesaggio diventa sempre più urbano, si entra nella stazione di Edinburg, che è ricavata nella conca che separa la città nuova e quella vecchia. La particolarità dell'architettura locale colpisce più velocemente del vento gelido che mi accoglie. A differenza di altre città, Edimburgo è molto difficile da immaginare e rappresentarsi con delle semplici fotografie e video visti da casa. Usciti dalla stazione, sulla sinistra si trova la città vecchia, che è abbarbicata su una rocca, sormontata dal castello. Le sue strade sono tutte ripide salite( o discese) la cui via principale è il Royal Mile che inizia dal castello e scende per anche più di un miglio. Tra la città vecchia e quella nuova c'è una conca, in cui è adagiata la stazione, e più avanti i giardini di Princes Street, che è la via principale, e segna l'inizio della città nuova. In questi giardini è presente l'enorme monumento a Walter Scott e le National Galleries of Scotland.

Il mio ostello si trova proprio di fronte alla stazione, dalla parte della città nuova, è l'East Princes Street Hostel. È molto economico, 11 euro la camerata da 6, con una buona vista sulla città. Infatti si trova all'ultimo piano di un antico edificio e ogni volta bisogna salire un'eterna scala a chiocciola. A parte questo piccolo fastidio, è un ottimo ostello. Dopo aver lasciato armi e bagagli, mi incammino verso il castello. Non ci sono molto turisti in giro e trovo la piazza del castello semi-deserta, ma con gli spalti pronti per il famoso festival estivo che si terrà tra qualche settimana.

Decido di scendere una delle viuzze impervie in direzione della piazza di Grassmarket. Questa sera la piazza è sede dell'arrivo di una corsa ciclistica, ma un po' particolare, infatti i partecipanti indossano costumi molto bizzarri. Questo evento è un po' l'emblema di quella simpatica follia che è radicata in ogni scozzese. La gente incita e grida, molti gruppi di ragazzi in kilt bevono birre in quantità industriale. Entro in un pub molto affollato e ordino una pinta, mi sento già a mio agio. Il pub è in fermento per il quarto di finale mondiale Spagna-Uruguay: io sono con la mia ragazza, che è spagnola, e dopo la misera fine dell'Italia, il mio cuore batte per la roja! Gli scozzesi per non so quale motivo, sono tutti dalla parte dei sudamericani, ci osservano, io parlo appositamente spagnolo, trincando la mia Foster's. Esito: a pochi minuti dalla fine segna David Villa, e mentre i gufi scozzesi borbottano, io esulto in maniera sfacciata.

Ritratto di hemingway
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Iscritto : 22/05/2010 - 18:39

La mattina seguente apprendo le regole basilari della vita scozzese: piove e tira vento, il che sempre contemporaneamente, perciò non c'è ombrello che tenga. Devo ammettere che ho aperto il mio piccolo ombrello ma ho desistito dopo qualche minuto. A non esserci abituati si diventa matti: piove dieci minuti, smette ed esce il sole, ricomincia a piovere. Questa sarà la realtà dei prossimi giorni. E non ci sono scozzesi con l'ombrello. Ci si mette un k-way, un impermeabile con il cappuccio e si tira avanti. Ma questa mattina il vento è fortissimo, potrei paragonarlo alla bora triestina, e la pioggia molto forte. Vengo salvato da un bel cafè aperto, si chiama Costa Coffee, una catena che c'è in tutto il regno unito e che ho imparato ad apprezzare molto. L'indomani mi verrà detto da una signora scozzese che un uragano sull'oceano è stata la causa di una giornata dal vento infernale. La giornata è buia, la pioggia molto forte, l'unica soluzione è riparare nelle National Galleries of Scotland. La visita è piacevole e gratuita, si sta caldi e all'asciutto. All'uscita sembra un miracolo trovare il sole, per cui ne approfitto per addentrarmi nella città vecchia. È domenica mattina, il Royal Mile è pieno di turisti, i negozi straripano di ogni tipo di tartan e il suono delle cornamuse è assordante. Mi addentro in una specie di museo del tartan, poi le proposte di visite guidate a case infestate di fantasmi cominciano a diventare troppe. Consiglio a tutti di bazzicare il meno possibile il miglio reale, e di spingersi nelle viuzze, salendo e discendendi gli impervii gradini. È quello che faccio dopo aver visitato la St. Giles Cathedral (free entry). Salgo e discendo numerosi vicoli, cercando qualcosa da mangiare. Voglio il piatto tipico scozzese, l'haggis, che so essere a base di interiora di pecora. Finalmente trovo un graziosissimo locale, nominato pub dell'anno, si chiama Halfway House.

È nascosto in un labirinto di scalini, e dentro ci sono solo scozzesi. Ordino haggis e birra.

Non ho volutamente cercato informazioni maggiori su questo piatto prima di partire. Lo provo ed è squisito, un po' pesante, ma è un must. Naturalmente va innaffiato con almeno un paio di pinte. Solo una volta tornato in Italia ho realizzato che ho mangiato un macinato di cuore, fegato e polmoni di pecora, il tutto cucinato nella sacca dello stomaco dell'animale. Questo è stato un interrail con una forte connotazione culinaria, in tutti i posti e tutti i giorni ho mangiato sempre e solo cibo locale; lo trovo un modo per capire maggiormente il luogo che si visita, provando i sapori locali. Mi alzo sentendomi i mattoni nello stomaco, e visto il tempo, mi faccio una piccola dormita in ostello. Nel pomeriggio girovago un pò nella città nuova le cui vie sono perpendicolari e spaziose. La migliore di queste è senza dubbio Rose Street, nella quale si trovano ristoranti e locali. Ma non mi affascina particolarmente e decido di andare a bermi una birra nel Grassmarket. Questa sera lo trovo sgombro e semi-deserto, l'atmosfera è più intima. Il tempo inclemente mi ha fatto scegliere di non avventurarmi sulla collina che domina la città. Mi congedo dalla città scendendo verso la stazione, dalla parte della città vecchia, opposta al mio ostello. Ormai ho visto abbastanza di Edimburgo e le Highlands mi chiamano. Ho in programma una notte a Inverness. Decido di prendere il treno alle 8 la mattina seguente.

MV
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Iscritto : 08/04/2009 - 15:06

aaaa quanto è buono l'haggis!!! mi viene l'acquolina in bocca soloa a pensarci! e che belli i "close" di edinburgo nella città vecchia eh?

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GRANDE hemingway !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! :)

{يلا ميكرو جن - Ялла Микро Жинн}

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Iscritto : 22/05/2010 - 18:39

Inverness-Loch Ness- Urquarth Castle

Quella di Inverness è solo una tappa, ma voglio cercare di sfruttarla al meglio. Nel forum e attraverso amici che ci sono stati, mi è stata descritta come una città noiosa, spenta. La stazioncina è invece molto carina.

Ho prenotato un ostello qui vicino ma sorpresa: è chiuso e non ha una bell'aspetto. Nessuno apre, e non sembra in attività. Non mi piace e sono felice di andarmene. Per fortuna ne ho annotati alcuni e mi reco a quello che mi sembra migliore, suggerito anche da LP. Nel giro di pochi minuti ho una camera con vista sul fiume e sul castello. Si chiama Bazpackers Backpackers e lo consiglio a tutti. Le camere sono molto confortevoli, la cucina e il bagno molto funzionali, e c'è una sala comune con camino e annesso gatto sonnolento. Tempo di una doccia e sono fuori.
Di fronte all'ostello c'è un ristorante spagnolo “La tortilla asesina”, la mia ragazza non resiste alla tentazione di provare ed entriamo. Le tapas non sono economiche come a Sevilla ma tutto sommato non è male. Dentro ci sono le classiche piastrelle andaluse, e l'ambiente è totalmente spagnolo.

Il titolare è scozzese, ma già che ci siamo lo facciamo parlare spagnolo. È veramente tutto molto strano, ma per questo divertente. Non c'è tempo da perdere perchè ho un solo giorno qui e voglio andare a visitare l'Urquarth Castle, sul lago di Loch Ness. Vado alla stazione degli autobus e faccio il biglietto, ho circa un ora prima della partenza e decido di fare due passi. Mi devo però rifugiare nella fermata degli autobus, che ha doppia protezione, e 4 pareti trasparenti, molto utili con la pioggia che fa da queste parti. Così come cade improvvisamente, così scompare, e posso finalmente dare un'occhiata intorno alla stazione. C'è un antico mercato vittoriano coperto, ufficialmente aperto dalla regina nell'800.

Attualmente è pieno di negozi che vendono tartan e vari gadget su loch ness, oltre che bei ristoranti. La caratteristica principale di Inverness è quella di non essere per niente turistica. É una città di viaggiatori. Infatti è possibile incontrare gente che si muove in maniera autonoma usando autobus e treno. I grandi circuiti turistici si appoggiano su grandi alberghi lungo il lago di Loch Ness, e non sfiorano minimamente la capitale delle Highlands, per fortuna! Trovo un negozio a conduzione familiare in cui la titolare cucina piatti tipici, e avvisa che non vuole clienti frettolosi perchè si viene serviti almeno dopo 40 minuti. Non ho il tempo per aspettare di degustare i suoi manicaretti, ma mi rifocillo di biscotti al burro fatti da lei, e di cioccolato bianco. Sgranocchiando queste delizie salgo sull'autobus che mi porta verso l'Urquarth castle. Il tragitto è di circa mezz'ora. Si passa in mezzo alle frasche, e si costeggia il fiume Ness che ben presto confluisce nell'omonimo lago. L'atmosfera è molto tranquilla a dispetto delle leggende che gli abili scozzesi hanno alimentato con la capacità di saper attrarre turisti da tutto il mondo verso un lago che non si differenzia da altre decine che ci sono in Scozia. Saltando a piè pari il museo sul mostro, scendo alla fermata del castello. É un po' tardi, ho solo un'ora per visitarlo, pagando i 7 pound di ingresso. Cerco di sfruttarla al massimo, visitando questo castello (in rovina), la cui atmosfera mi conquista subito.

Questa visita è segnata da un continuo cambio climatico, pioggia-sole, che si alternano ogni 5 minuti. Questo fa si che si formino magnifici arcobaleni che mi fanno innamorare di questo luogo, Tutt'intorno alle rovine l'erba è di un verde indescrivibile, che provo ad immortalare con la mia macchina fotografica.

La luce è speciale perché l'erba carica d'acqua viene continuamente sollecitata dal sole che sbuca tra le nuvole. Mi inerpico su e giù per quello che rimane di torri e mura, allungando lo sguardo al lago che si stende giusto pochi metri più in basso. In cima alla parete più alta, sventola fiera la bandiera scozzese: mi arrampico fino in cima verso l'ideale conquista di questo posto.

'arcobaleno campeggia ancora sull'orizzonte, non me ne andrei più, ma è giunta l'ora di chiusura e devo tornare a Inverness. Sulla strada per l'ostello mi fermo a un supermercato Tesco a comprare pane, uova bacon e altre cose per sfruttare la bella cucina che è a disposizione. L'ostello è molto carino con tappeti e legno a creare una bella atmosfera. Dopo un bel pasto molto anglosassone è l'ora di uscire, sono circa le dieci e il sole sta tramontando. Come una palla di fuoco tra le nuvole si tuffa oltre le colline irradiando il cielo e il fiume con fasci di luce.

Mi trovo sulla collina del castello di Inverness, un edificio non così antico come l'Urquarth, ma dietro il quale si staglia l'immancabile arcobaleno.

Una volta che il sole è tramontato, scendo lungo il fiume, per passeggiare e fotografare i graziosi ponti di questa graziosa cittadina scozzese. Comincio a sentire esigenza di birra, ma la città non è il massimo in quanto a vita notturna, e in alcuni pub semivuoti sono un po' squallidi. Poi finalmente arrivo ad un locale dove sono radunati tutti i giovani di Inverness. É un posto molto accogliente, con le pareti rosse, un grosso camino sulla sinistra. Attorno a un tavolo rotondo dei musicisti suonano mentre bevono qualcosa. Il resto delle persone, tutta gente del posto, parla tranquillamente.
Ovviamente ordino una birra, e mi metto ad ascoltare la musica. Sono molto contento di aver trovato un bel posto e pieno di gente locale: furtivamente tiro fuori la macchina fotografica e lo immortalo.

È ora di rientrare in ostello, siamo in camera con una coppia di berlinesi che è in Scozia per fare trekking, ci hanno già avvisato che si alzeranno alle 5 per partire, ma questa è una cosa perdonabile, più difficile da perdonare è il terribile odore di piedi che entrambi spargono per la camera. Pazienza, devo dire che erano simpatici.
Inverness è stata una bella sorpresa, la definirei come la tappa ideale. Perfetta per fermarsi una notte, per chi vuole allungarsi verso il lago di Loch Ness, e farsi un giro al mercatino vittoriano, e una mangiata di cibo tipico. È molto tranquilla, ma con certi arcobaleni e tramonti entra nel cuore.
Mi tappo il naso e mi rifugio nel mi sacco a pelo, domani alle 8.30 ho un treno per Kyle of Loch Alsh, la porta di Skye.

MV
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Iscritto : 08/04/2009 - 15:06

peccato, a loch ness non riuscii ad andarci, la vedemmo solo dal pullmann, e comunque fu uno spettacolo stupendo...inverness può essere in effetti un pò noiosa, ma la passeggiata lungo il river ness e l'atmosfera della città di notte secondo me valgono la pena di una visita (certo, non più di una notte).

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Iscritto : 01/01/1970 - 01:00

Heming. , sei un altro dal racconto facile.
E vedo che pure tu usi il presente quando scrivi il diario di bordo.
Grande due volte :)

Chà!

MJ

{يلا ميكرو جن - Ялла Микро Жинн}

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Iscritto : 22/05/2010 - 18:39

grazie ragazzi, devo dire che la Scozia è un posto che ispira molto! una volta continuato il viaggio( e vedrete come) in altri Stati, ho fin da subito avuto nostalgia della cara vecchia Scozia. presto la continuazione.... ;)

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Iscritto : 22/05/2010 - 18:39

Isola di Skye

Ci si sveglia presto, si infila tutto dentro lo zaino, e dopo averlo messo in spalla, si sente il piacevole peso della felicità: si viaggia! Adoro partire la mattina presto, con il primo treno. Arrivo nella piccola stazione di Inverness, dove non c'è la possibilità di sbagliare treno, visto che uno arriva e uno parte. Le carrozze sono soltanto due, con il bel blu della First Scot Rail. La mia tecnica di viaggio perfetta consiste nel prendere un mega cappuccino take away, accompagnato da un bel muffin, scegliermi un bel posto sul treno, magari con finestrino e tavolo, cominciare a sorseggiare mentre si accende il motore e godermi l'uscita dalla cittadina. La bella sorpresa è che si passa per qualche ponte molto interessante. Ben presto però sarà la natura a prendere il sopravvento. La mia destinazione è Kyle of Localsh, capolinea della storica Kyle of Lochalsh line. Mentre si scorre sui binari, intorno è tutto verde, un verde che sembra voler entrare nei finestrini, avvinghiare il treno. Spesso si costeggiano laghi e colline, le quali sono occupate da enormi greggi. Migliaia di pacifiche pecore donano al paesaggio un'alternanza cromatica bianco-verde, molto gradevole. La tratta è di due ore e mezza, intervallate da qualche fermata in paesini sperduti ma con minuscole stazioni incantevoli. Sono in legno dipinto di bianco, con staccionate rosse, e con un graziosissimo ponticello viola per attraversare i binari. La gente che sale o scende è pochissima, infatti la maggior parte dei viaggiatori proviene da Inverness, e viaggia spesso in solitaria per fare trekking, campeggio, backpacking e quanto altro. C'è anche gente del posto che per un motivo o per l'altro è dovuta scendere in città e torna verso casa. Quando il treno si ferma, gli abitanti guardano incuriositi, salutano; è un evento che si ripete solo 2 volte al giorno. Questo viaggio in treno è estremamente rilassante, scorre via come un piacere tanto atteso ma goduto lentamente. Verso la fine passa una signora che fa parte dell'associazione Amici della linea di Kyle of Lochalsch. Si tratta di coloro che consentano che questa tratta storica sia ancora in vita e integra, i quali gestiscono un museo nella stazione, e raccolgono fondi. Mi offrono di ricevere un attestato, che dichiara che ho viaggiato su questa linea storica, che verrà controfirmato nell'ufficio della stazione. In più, per la cifra di tre sterline, mi danno anche un bel poster con un bellissima cartina disegnata di tutta la tratta. Se lo meritano proprio.

Ma ecco che il treno termina la sua corsa, si entra in una stazioncina “giocattolo” con un solo binario, che termina alcuni metri prima di sfociare nell'acqua. L'arrivo è accompagnato dalla sensazione di aver raggiunto una meta. L'aria è frizzante ed una impercettibile pioggerellina battezza i primi passi sulla stazione che è quasi un molo.

Da qui una volta partivano i traghetti che erano l'unica via di accesso all'isola di Skye, prima che fosse costruito il celeberrimo ponte di Skye. É un ponte di circa un miglio di lunghezza, dalla particolare conformazione architettonica, che collega la terraferma all'isola. I primi tempi era necessario pagare un pedaggio per attraversarlo, ma dopo mille controversie è stato tolto. É possibile attraversarlo a piedi, ma visto l'inclemenza del tempo, che continua a peggiorare, prendo la navetta, che costa un pound. La traversata è emozionante: si passa in mezzo all'acqua e quando si è nella metà si vedono i due paesini, Kyle of Lochalsh sulla terraferma, e Kyleakin, sull'isola, uno di fronte all'altro.

Sono villaggi di pescatori, che si sono convertiti a una vocazione turistica, ma non nel senso negativo della parola. Ci sono ostelli, B&B, ma tutti con atmosfera. Io ho scelto un ostello che posso definire la punta di diamante di tutti i miei viaggi: il Dun Caan Hostel.
Appena passato il ponte si arriva in una grande piazzale deserto dove c'è la fermata dell'autobus, appena scesi non si può fare a meno di guardare l'incredibile ponte che ci si ritrova alle spalle. Il paesino è fatto di case dai tetti grigi e dalle pareti bianche, non c'è varietà neppure per ostelli e luoghi pubblici. Kyelakin è composta da una serie di case disposte orizzontalemente alla spiaggia, di fronte alla quale c'è una strada. C'è uno spiazzo che loro chiamano “square” in cui si trova la fermata degli autobus e l'unico ristorante del paese. Dopo la piazza le case si dispongono sul lato opposto perchè si ha il lago anche dalla parte opposta, c'è un piccolo golfo, con un piccolo colle dove si trovano le rovine di un castello: il Castle Moil. È un forte di origine vichinga, nel quale visse la principessa norvegese Saucy Mary. L'unico pub del paese porta il suo nome.

Prima di andare in ostello decido di mangiare qualcosa, ma non vado al “ristorante” ma in un posto piccolino e molto molto familiare: Harry's. É un locale in cui una signora(che vive al piano di sopra) prepara i suoi manicaretti, aiutata da un ragazzo e un altro uomo, penso sia proprio a conduzione familiare. Il posto è molto accogliente, ci sono tavoli ben apparecchiati, tende molto carine, fiori, un bel camino, quadri del posto, e si viene invitati a prendere posto con un bel sorriso. È un ottima cura contro la globalizzazione e i fast food. Harry's è uno stile di vita, gli resterò fedele. Si passa agli ordini. Chiedo che mi venga preparata una scottish breakfast: fagioli al pomodoro, salsicce, uova, patatine; la mia ragazza ordina un hamburger, il tutto accompagnato da succo d'arancia.

Il cibo non viene preparato sulla catena di montaggio di un mc donald, ma allungando lo sguardo posso vedere tutta la fase di preparazione. Il pasto è ottimo, e decido di chiudere con un bel caffè portato nella classica “mug” personalizzata. Ringraziando calorosamente la proprietaria mi rimetto lo zaino in spalla per recarmi in ostello, che in realtà è pochi passi più avanti.
Il Dun Caan hostel è il paradiso dei backpackers. É una casa dagli interni totalmente in legno, addobbata e decorata con amore da 2 veri viaggiatori. Terry e Laila, lui inglese e lei norvegese, sono una coppia che vive in una casa dietro l'ostello. L'ostello è a sua volta una casa, con 3 camere, da 4-5-6 letti. Ci sono due bagni e una cucina totalmente accessoriata. La common room è un luogo dove sostare piacevolmente al caldo( eh si anche a luglio) dei termosifoni. Le pareti sono tappezzate da messaggi di ringraziamento rivolti ai proprietari, e da immagini che traboccano di cultura scozzese.

Una volta arrivati, Laila, con cui ben presto condividerò il mio amore per la Norvegia, mostra le camere e tutti gli ambienti dell'ostello, consegna le chiavi ed è disponibile a dare informazioni per qualsiasi itinerario che si voglia fare nell'isola. Non c'è un rapporto tra proprietario e cliente, ma grazie al suo incredibile carisma, e anche al suo enorme sorriso, nel giro di un minuto si parla come vecchi amici. Ho la fortuna di godermi l'ostello in totale solitudine fino alla sera, quando gli altri ospiti ritornano dalle loro escursioni. Comincio col farmi un bel te e sedermi sul divano della common room. Dalla grande finestra posso scorgere il castello. ( qui sotto riprodotto in un acquerello di Kristina)

Giusto il tempo di sistemarsi in camera e aspettare che l'acquazzone finisca e decido di arrampicarmi fino al castello. Per non essere ripetitivo, da Edimburgo a Inverness e così via, ho omesso di dire che piove 10 minuti si e 5 no. Una volta passate le ultime case del paese comincia un sentiero che, passando per una fitta boscaglia, conduce alle rovine del castello. Se possibile, ci si ritrova ancora più soli, dopo che le case sono ormai lontane. Il sentiero porta su una spiaggia con delle alghe dai bellissimi colori, i quali con altra vegetazione marina, donano dei colori particolari alla riva. Unica costruzione è un capanno, usato come magazzino. Un gabbiano solitario, appoggiato su uno scoglio, scruta l'acqua alla ricerca di cibo, le sue piume sono particolari, e si intonano ai colori circostanti. Raccolgo un sasso sulla spiaggia per portarmi a casa una parte di questo posto. Più avanti il sentiero prosegue verso il Castle Moil. Rientrando verso il paese, vado all'emporio, o spaccio, che vende un po' di tutto. C'è un po' di cibo in scatola, qualche bevanda, pane e beni di prima necessità. Non c'è supermercato, questo è l'unico punto di rifornimento. Riposte le cose in ostello, decido di incamminarmi al di sopra di una piccola collina, in cima alla quale è posta una grande croce celtica.
Tempo di salire e comincia un serio acquazzone, per cui non mi resta che rientrare in ostello per la cena. Dopo aver pigreggiato nella caldissima atmosfera della common room, mi sforzo di uscire, con un necessario cappello di lana, per fare un giro sulla spiaggia a fotografare il ponte. Poi si va a letto presto perchè domani ho in programma il giro dell'isola.

Questa è la giornata cruciale, destinata alle escursioni in tutta l'isola. Decido di farla autonomamente facendo un biglietto giornaliero per poter prendere tutti gli autobus. Il mio programma è di recarmi nella capitale dell'isola, Portree, prendere un autobus che porta a nord, e poi riscendere nella capitale e tornare in serata a Kyleakin. Per andare da qui alla capitale è necessario cambiare a Broadford, un paese crocevia, dove passano tutti gli autobus, provvisto di banca e supermercato, ma nulla più. La coincidenza tra i 2 bus che devo prendere è di 3 minuti. Mentre vado da Kyleakin a Broadford ci sono lavori stradali in corso, e l'autobus ritarda. Immagino che il collega attenda la coincidenza, invece no, si arriva tardi e la perdo. Perdendo una coincidenza di 3 minuti, il prossimo autobus per la capitale è tra 3 ore. La cosa mi fa ammattire, perchè salta tutto il giro previsto, potrò arrivare solo alle 12 a Portree, e stare il tempo giusto per non perdere i 2 bus e la relativa coincidenza che mi deve riportare sano e salvo a casa. Piove e tira vento da paura. Devo aspettare 3 ore in questo clima inclemente, e seppure penso che sono proprio gli imprevisti quelli che si ricordano con più affetto, non sono per nulla felice. Di fronte a me c'è una splendida baia in cui il vento increspa le onde, vorrei scattare foto e andare sulla spiaggia, ma non posso fare altro che rifugiarmi nella banchina degli autobus, che ha sempre le sue 4 pareti. Il posto in cui aspetto ha nelle vicinanze solo la posta, e una stazione di benzina dove c'è il supermercato e la banca. Ne approfitto per prelevare e andare a comprare un paio di croissant. Finalmente scorgo un cafè, molto carino, al quale mi siedo per almeno un'ora e mezza, sfruttando il tepore e l'ottimo caffè. Passo il tempo chiacchierando con la mia ragazza mentre lei mi ritrae, facendomi un'acquarello.

Arrivano le 12, e anche l'autobus per Portree, che dista circa 30 miglia.

Il viaggio è memorabile, i paesaggi sconvolgenti: colline dalle tinte verdi e viola, ruscelli che scorrono ripidi e ricurvi, baie e golfi sui quali si rispecchiano le nuvole. Rimando senza fiato. Vedo un campeggio molto ramingo, di cui avevo letto su qualche guida, c'è un camper è un paio di tende: è desolato ma ha il suo fascino.

Finalmente arrivo nella ridente cittadina di Portree, capoluogo dell'Isola. L'atmosfera è più “urbana” rispetto a Kyelakin, perchè ci sono vari hotel, ristoranti, tourist center e quanto altro; sono contento di non averla scelta per i miei pernottamenti, ma rimane un gioiellino. Il tipico porticciolo con le casette colorate dà la sensazione di essere in una cartolina. Dopo aver fatto una passeggiata mi infilo in un fish &chips e ordino un bel filetto di merluzzo con le patatine. Lo preparano di fronte a me e me lo servono in un cartoccio. Vado a mangiarlo sulla spiaggia, in tutta tranquillità.
Dopo mangiato, salgo verso il paese, per avere la migliore vista sulla baia: è spettacolare! Nel mare di fronte alla cittadina tante navi colorate sono placidamente appoggiate nell'acqua: mi soffermo a guardare questa immagine, che rimarrà una delle mie preferite.

Proseguo la mia visita camminando sulla spiaggia e andando a visitare i vari negozi folkloristici: ci sono tantissime cose tipiche, e prenderei volentieri una bottiglia di whisky se non avessi davanti altri 15 giorni di viaggio per tutta Europa, propendo quindi per una sciarpa in lana, con il tartan tipico dell'isola di Skye, verde e viola. Sono molto felice per questo acquisto e decido di brindare entrando in un pub e facendomi servire una birra locale. É scura e sulla lingua ha il sapore della terra, dell'erba, del vento scozzese.

Indugio ancora un po' in questo pub e poi torno ancora al porto, questa volta spingendomi verso l'imbarcadero, da qui posso volgermi indietro verso Portree per rimirarla. Respiro l'aria frizzante che spira dal mare, prima di dover fari ritorno alla stazione degli autobus. Questa volta le coincidenze non saltano e riesco a rientrare tranquillamente.
Questa sera decido di sgarrare rispetto all'alimentazione locale e decido di cucinarmi una pasta; sarà l'unica di tutto il viaggio. Compro pomodoro, cipolla, pasta e carne e quanto altro:mi faccio un bel ragù. Nella cucina dell'ostello gli altri ospiti mi guardano come se fossi un alieno, visto che la loro alimentazione non è molto elaborata, e probabilmente non si sognerebbero mai di fare quello che sto facendo io. Il piatto riesce una favola, e lo accompagno a una birra ale dell'isola di Arran che ho comprato prima. Questa serata alternativa, prosegue spezzando l'incantesimo di questo meraviglioso posto, mi tocca accendere la televisione della common room per vedere la semifinale mondiale Spagna-Germania. Ve lo devo ricordare che sarà un interrail da campione del mondo? La mia ragazza è spagnola, e una finale ci aspetta a Parigi, segna Puyol e la Roja prosegue. Dopo la partita vado a festeggiare al Saucy Mary Lodge, il pub di Kyleakin. É molto chiassoso, o forse così mi sembra per la tranquillità che mi circonda da due giorni. Chiedo alla banchista un whisky locale: me ne da uno come non ne ho mai bevuto,eccellente. Scappo subito dal rumoroso locale, per rifugiarmi sulla spiaggia, a guardare i riflessi della luna sull'acqua e a fotografare il ponte in versione notturna.

Con ancora il buon whisky in corpo vado a dormire, chiudendo la mia avventura a Skye. Domani devo in qualche modo arrivare a Glasgow.

MV
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Iscritto : 08/04/2009 - 15:06

Immensa Skye, davvero divina. L'hai fatto il percorso a piedi per arrivare al Castle Moil a Kyleakin? Davvero avventuroso, passi in mezzo alle frasche, le piante, una spiaggia fatta dis cogli che quando la marea sale vengono completamente inondati d'acqua, davvero sensazionale! Io ho dormito all'ostello accanto al Dun Caan credo, mi pare si chiamasse proprio Saucy Mary, poi la notte seguente ho dormito a Portree, altro luogo davvero incantevole.

Ritratto di hemingway
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Iscritto : 22/05/2010 - 18:39

Glasgow

Ho due alternative per andare a Glasgow. Mi piacerebbe non ripercorrere la strada dell'andata, ma andare in autobus ad Armadale, a sud di Skye, da lì prendere il traghetto per Mallaig e successivamente la ferrovia da Mallaig a Glasgow. Si tratta di un percorso panoramico, famoso in tutto il mondo per essere stato ripreso nei film di Harry Potter. Il problema è che devo cambiare due bus, a Broadford,e ci sono i lavori che il giorno precedente mi hanno fatto ritardare. Siccome il treno parte alle 10 circa, devo prendere due bus e un traghetto in così poco tempo, e con poche alternative sono costretto a rifare la strada dell'andata. Aggiungo che il giorno precedente sono stati cancellati i traghetti Armadale-Mallaig a causa del maltempo, e c'è il forte rischio che anche oggi sia lo stesso. Avrei rischiato, ma devo assolutamente essere in serata a Glasgow, da dove il giorno dopo ho un aereo per Parigi. Decido di prendere il treno delle 11 per Inverness e successivamente cambiare per Glasgow. Ne approfitto per passare un paio d'ore sulla terra ferma, a Kyle of Lochalsh. Questa è una cittadina simile a Kyelakin, ma con qualche negozio in più: una posta-cartoleria, una piccola scelta di cafè, ristorante e fish & chips. In quest'ultimo ricercano personale e una bizzarra idea mi fa sorridere...sai che roba fermarsi per un po' qui...

Mi fermo nel cafè per ripararmi dal vento gelido, ma da una grande finestra posso scorgere l'isola e le grandi nubi che aleggiano nell'aria. Sento già la nostalgia di dover tornare in contesti più urbani, e decido di consolarmi con un'ennesima scottish breakfast e da una bella mug di caffè. Il servizio e la cortesia del personale locale non ha prezzo. Nel frattempo il posto si riempie di viaggiatori di ogni tipo che devono prendere sicuramente lo stesso treno. Dopo essermi rifocillato mi reco alla stazione. Qui l'evento della partenza del treno avviene solo 2 volte al giorno, per cui è vissuta con una particolare emozione. Anche il personale delle ferrovie presumo lavori a orario ridotto, e compare solamente negli orari cruciali. Avendo comprato sul treno d'andata la mappa della linea di Kyle, ho diritto all'ingresso gratuito al museo della ferrovia, una serie di piccole stanze che raccolgono vari oggetti e fotografie, fino alle divise storiche dei ferrovieri. La signora dell'associazione amici della linea di Kyle of Lochalsh, mi controfirma con timbro e data l'attestato che dimostra che ho viaggiato su questa tratta. La stessa impiegata gestisce un negozio molto carino che vende prodotti tipici scozzesi, dai tartan al whisky, fino al cioccolato, biscotti, caramelle. Giusto il tempo di curiosare in giro ed è ora di saltare sul treno. Il percorso verso Inverness mi permette di apprezzare nuovamente e con maggiore consapevolezza il paesaggio circostante; accompagnato da musica rilassante mi godo questo spettacolo visivo. Il treno arriva a Inverness con un po' di ritardo e riesco a prendere il treno per Glasgow solamente correndo: è molto affollato ed è difficile trovare posto. É pieno di backpackers i cui zaini dondolano pericolosamente sopra le teste dei passeggeri, tra cui anche scozzesi. Rimango sorpreso quando passa il servizio ristorazione e la vecchietta vicino a me si fa servire del whisky. Il viaggio è mi sembra interminabile, forse perchè successivo a quello mistico e rilassante che ho appena fatto. Muovendosi verso sud il paesaggio cambia e si fa meno interessante ai miei occhi ormai abituati alle Highlands.
Con il comparire dei primi palazzi si entra a Glasgow. Arrivo alla modernissima stazione di Queen street station. Decido di non prendere la metropolitana, e dopo essermi procurato una cartina mi appresto a percorrere il mio chilometro e mezzo che mi separa dalla guest house dove dormirò.
Ho la sfortuna di uscire dalla parte sinistra della stazione, e perdermi la visione della piazza principale della città, George Square, che vedrò solamente in serata. Questo fa sì che mi trovi dinnanzi a strade perpendicolari, tutte cardo e decumano, ma con salite e discese improponibili. Inizialmente mi trovo in un aerea di shopping, potrebbe benissimo essere corso vittorio emanuele a milano, con le debite propoporzioni. Non devo fare altro che andare dritto e fare qualche deviazione in perpendicolare, ma ogni isolato fa parte di un blocco collinare per cui è una continua salita e discesa: il peso dello zaino non aiuta. Finalmente arrivo alla Mc Lays guest house, non un ostello, ma sostanzialmente un albergo con degli ottimi prezzi. Cosa dire dell'architettura locale: i palazzi del centro mi ricordano le case londinesi con i mattoni a vista e i comignoli in fila. Non ci sono edifici che si distinguano per una particolare eleganza. Glasgow è una città operaia, con una massiccia immigrazione, ed è rinomata per i suoi locali notturni. Dopo tanti giorni in Scozia, e venendo dalle Highlands, questa città non mi appare per nulla scozzese. Abitato all'Italia non è certo una novità trovarsi in mezzo a tante etnie, ma non mi aspettavo di trovarmi in una babele di lingue e razze. A prima vista si nota una sostanziale integrazione, ma forse è solo uno sguardo superficiale.
Dopo essermi riposato e rinfrescato esco per perdermi nelle vie della città, anche se non mi piace questo continuo sali-scendi, cerco di orientarmi verso qualche posto di interesse. Vorrei trovare una piazza, una vista più ampia, ma c'è solo un reticolo di vie perpendicolari. Glasgow non concede molto da questo punto di vista. Mi spingo allora verso il fiume Clyde nella speranza di trovare qualche ponte da fa fotografare, e da cui immortale lo stesso fiume e la città. Di primo acchito il lungo fiume non è molto emozionante, ma poi riesco a trovare un paio di ponti interessanti.

Di viste spettacolari della città però, nessuna traccia. Non riesco a trovare il famoso edificio conosciuto come “armadillo” per la tipica forma. Trovo invece la stazione centrale, che vedrò meglio il giorno seguente. Finalmente riesco ad arrivare nella famosa piazza in cui si trova la galleria di arte moderna, che ha un aspetto particolare e dissacrante.

Più avanti ecco finalmente una grande piazza, George Square, nella quale si trova il palazzo del comune e le statue di celebri scozzesi. La piazza è molto accogliente e le luci invitano a una sosta.

Mi fermo un po' per cercare di afferrare l'atmosfera di questa città, fino a che non vengo richiamato dall'istinto della fame. Questa sera non andrò molto per il sottile: mi rifugio in un pizza hut e mi do alla pazza gioia. Una pizza supreme accompagnata dal beveraggio illimitato: con 2 pound il proprio bicchiere viene riempito quante volte si vuole, è la forma unlimited refills. Dopo cena continuo i miei vagabondaggi alla ricerca del Lighthouse, il famoso faro che è posto tra i palazzi. Finalmente lo trovo, è un simbolo, ma non è particolarmente affascinante, sicuramente sarebbe stato meglio visitarlo. Fa abbastanza freddo e vado a letto, domani devo andare all'aeroporto di Prestwick per volare a Parigi.

MV
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Iscritto : 08/04/2009 - 15:06

Glasgow mi ha entusiasmato poco, credo sia una città che deve ancora svilupparsi completamente...chi c'è stato una ventina d'anni fa dice che allora era triste e poco viva, del resto ha sempre sofferto il fatto di non essere la capitale scozzese e quindi di essere sempre considerata "inferiore" a edimburgo...negli ultimi anni però sia la vivibilità che il turismo si sono notevolmente innalzati di livello a glasgow, che probabilmente nel giro di qualche anno diverrà una vera e propria metropoli, sarebbe interessante tornarci tra qualche anno secondo me...
cmq sempre complimenti per il diario di viaggio!

Ritratto di hemingway
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Iscritto : 22/05/2010 - 18:39

grazie MV, tu come ti sei trovato a girare con gli autobus?

MV
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Iscritto : 08/04/2009 - 15:06

molto bene, la citylink fa degli abbonamenti convenientissimi: http://www.citylink.co.uk/index.php
noi abbiamo fatto quello della durata di 10 giorni, con 5 giorni in cui era possibile viaggiare, e devo dire che dall'autobus si vedono davvero dei paesaggi fantastici, ogni viaggio era una festa visto quello che potevamo vedere e ammirare dai finestrini col bus in movimento...davvero dei ricordi bellissimi...

Ritratto di hemingway
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Iscritto : 22/05/2010 - 18:39

Da Glasgow a Parigi

Mi risveglio nell'accogliente guest house. La colazione è inclusa nei 23 euro del prezzo.
É una vera e propria scottish breakfast, della quale approfitto per l'ultima volta; fagioli, patatine, uovo, bacon e succo di frutta a volontà. La saletta della colazione è piena di persone di varie età e nazionalità, chissà per quale motivo in quel di Glasgow, ma l'atmosfera è molto frizzante e allegra. Questo è il mio saluto alla Scozia. Dopo una veloce spesa da Salysbury's per il pranzo, mi reco alla stazione centrale, l'edificio è molto suggestivo. Ho un treno per Prestwick, dove c'è l'aeroporto della Ryanair, a 40 minuti di percorrenza. Affronto con molta noia l'attesa per la partenza del volo.
Arrivederci Regno Unito! Ancora non so che mi hai regalato le emozioni più grandi di questo interrail, e le cose che mi rimarranno più impresse, con maggiore nostalgia.
Sarà che arrivo a Parigi dove sono un habitué, o che ritornare sul continente non mi va proprio a questo punto, ma tutto sembra più consueto. Non posso essere triste perchè non sono neanche a metà viaggio, e mi aspettano ancora tanti giorni di interrail!
Una volta atterrato, rischio la vita appena metto mezzo piede sulla scaletta: provo sulla mia pelle lo sbalzo termico dai 13 gradi scozzesi ai 33 francesi. L'impatto è durissimo, non ero per niente pronto a questa differenza, non ci avevo minimamente pensato. Fatto sta che ho ancora addosso la felpa, e il ricordo della pioggia e del vento sferzanti, ma niente di tutto questo, è tornata l'estate! Non so come riesco a scendere la scala, e barcollante e frastornato dal caldo, vado verso l'uscita, vediamo almeno di arrivare presto a Parigi, penso. Molto velocemente salgo sulla prima navetta in partenza da Beauvais, alla “modica” cifra di 15 euro. L'autobus è stipatissimo di persone, tutte accaldate, con l'aria condizionata ai minimi, si soffre. Dopo un viaggio di stenti, si arriva a Parigi. Mi sento un po' come a casa perchè ho fatto diversi soggiorni nella ville lumiére, che ogni volta sa conquistarmi con il suo fascino. Questa volta sarà un soggiorno un po' diverso. Una conoscente ci ospita nel suo appartamento di Saint Denis, a nord de la cité. Proprio questo fatto renderà particolare e unica questa tappa di interrail, perchè non riesco a ricordare tanto Parigi quanto la “banlieu” di Saint Denis. Dopo aver preso un paio di linee di metrò arrivo alla stazione Basilique di Saint Denis, e mi metto alla ricerca della casa. Zaino in spalla, altro zaino sul petto e cartina in mano, sembro un alieno qui. Innanzi tutto sono l'unico bianco nel raggio di qualche chilometro. Alla fine di questo soggiorno avrò cominciato ad apprezzare questa sensazione, che però inizialmente è veramente spiacevole. Non sono razzista, intendiamoci, ma è una è la prima volta che sento su di me gli sguardi, il fatto di essere diverso. L'altro sono io, questo imparerò da Saint Denis.
Dopo qualche scarpinata riesco finalmente a trovare l'appartamento, che si trova all'ultimo piano di una bella casetta. La proprietaria, Claire, ci accoglie in maniera molto gioiosa. È una grande viaggiatrice ed ha una casa che rispecchia tutti i suoi interessi: tanti letteratura, libri di viaggio.
Ci offre una bella camera, come una sorta di couchsurfers. È abbastanza tardi, ma non voglio che questa sia solo una giornata di trasferimento, quindi giusto il tempo di una doccia e si riprende la metropolitana destinazione Saint Michel. Questa è uno dei miei posti preferiti di Parigi: la maestosa fontana dell'arcangelo sulla soglia del quartier latin. É bella la sensazione di non doversi coprire come in Scozia, e poter uscire con una camicia. Cominciano anche ad aumentare le spese per i beveraggi, visto che non sono per niente abituato a questo caldo. In un men che non si dica mi ritrovo con in mano una birra e una crêpe al prosciutto e formaggio. Solo questa mattina ho fatto colazione scozzese a Glasgow e ora sono qui: mi sembra incredibile!
Dopo una passeggiata sul lungosenna e a Notre Dame è ora di rincasare. É abbastanza pesante farsi tutto il pezzo di metropolitana fino a Saint Denis, e sarà così per tutti questi giorni. Dopo mezzanotte non è il massimo la zona, penso, ma non succede niente, e nei giorni successivi sarò gradualmente più tranquillo.

Cosa dire di Parigi? Non intendo raccontare cose che la maggior parte dei lettori sanno e hanno fatto in questa città. Una bella novità è che tutti i musei sono gratuiti per i cittadini dell'UE sotto i 26 anni. Questo è un bel risparmio, che non c'era nella mie precedenti visite. Decido quindi di dedicare le ore calde del giorno ad ampie visite museali: Louvre, Orsay, Pompidou. Risparmio anche sui mezzi pubblici, infatti esistono dei particolari biglietti giornalieri per la fascia giovani il sabato e la domenica. Decido di investire il guadagno in lauti pasti nei ristorantini di Montmartre, cenando sulla Place du Tertre e i giorni seguenti anche nel quartiere latino.
Questi giorni sono caratterizzati dall'andirivieni tra il centro e Saint Denis, che costituisce un mondo a parte. Siamo in Francia ma potrebbe essere una quartiere africano, non per l'architettura, ma per la popolazione e lo stile di vita. Dopo le inibizioni iniziali, mi diverto a fare la spesa , ed entrare in contatto con questi amici di colore. Trovo molta cordialità ed educazione. La banchina della stazione della RER è ogni volta piena, e io e la mia ragazza siamo le uniche macchie bianche.
Questo viaggio rimarrà memorabile anche per la finale di coppa del mondo. Assisto alla partite presso il maxischermo del Fifa fun fest installato al Trocadero con in fronte la Tour Eiffel. Anche questo mondiale è stato un viaggio: ho visto la partita d'esordio della Spagna al masxischermo nella villa borghese a Roma, poi varie partite in Scozia, e finalmente questa finale a Parigi.
Sulla metropolitana in direzione Trocadero sembra che la finale si giochi proprio qui, tanta è la gente. Una folla inaudita è riversata nel bacino accanto al fiume. Rimango sbalordito dalla quantità di spagnoli presenti a Parigi, tra cui c'è anche la mia ragazza, ragione per quale sostengo la Roja.
Ci sono anche tantissimi francesi, il quali appena entra in campo Cannavaro per riconsegnare la coppa iniziano a fischiare e insultare, segno che il sapore della sconfitta se ne andrà molto difficilmente. Riesco a trovare un posto seduto in mezzo alla calca. Gli olandesi sono abbastanza pochi rispetto agli spagnoli. Quel che ricordo ora della partita è un pessimo arbitraggio e un gioco molto falloso degli olandesi. Il risultato lo sanno tutti. Al gol di Iniesta comincia la fiesta! E magicamente la Tour Eiffel comincia a brillare come un enorme Swarovski. La massa spagnola ebbra di gioia, si riversa sotto la torre per festeggiare.

La cosa incredibile è che per una sera la lingua ufficiale di Parigi è lo spagnolo. Dopo la festa rientro a casa con la RER.
La mattina seguente vado al cimitero Pere-Lachaise a trovare Oscar Wilde. L'aria si è rinfrescata e piove: è l'atmosfera perfetta per visitare questo bellissimo cimitero. Ci sono un sacco di personalità che non sto ad elencare, e tra questo il grande dandy irlandese. La sua tomba ha una bellissima scultura ed ha una caratteristica: è totalmente ricoperta di baci stampati col rossetto dalla gente che affluisce con continuità.

Dopo la visita mi concedo un'ultima soupe à l'oignon e un entrecote nel quartiere latino. Poi torno a casa a preparare lo zaino e a riposare un po', visto che passerò la notte in treno verso Berlino, e presumibilmente, dormendo ben poco.

qui di seguito i link per vedere un video che ho fatto durante la finale Spagna-Olanda sotto la Tour Eiffel:

http://yfrog.com/0nz84z

http://img23.imageshack.us/img23/1511/z84.mp4

Ritratto di hemingway
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Iscritto : 22/05/2010 - 18:39

Berlino

Un treno aspetta puntuale a un binario della Gare de l'est. Destinazione Berlino, ma non solo: le carrozze verranno scomposte e andranno in parte a Monaco di Baviera; altre proseguiranno per Mosca, e si differenziano dal resto dei vagoni, per il colore rosso e le scritte in alfabetico cirillico.
Sarà un tragitto di 15 ore, e non ho trovato una cuccetta libera, per cui mi sistemo nel mio scompartimento fornito di cibo per la notte e un bel cuscino gonfiabile, necessario per riposare. Arrivano i compagni di scompartimento, due ragazze inglesi che viaggiano con lo zaino, un cinese e un uomo di colore con molte birre. Me ne offre una, io rifiuto, e stappa la sua con i denti. Cerca in ogni moto di avviare una conversazione, ma è un personaggio losco. Ho notato spesso la presenza, nei treni internazionali notturni, di questo genere di personaggi, i quali viaggiano spesso senza bagagli, e hanno un grosso alone di mistero intorno a se. Suppongo che possa essere un corriere della droga, un magnaccia o altro. Infatti riesce ad attaccare bottone con le due inglesine, le quali gli danno estrema confidenza, parlando per ore. Sono così costretto ad ascoltare i suoi mille consigli sulla Germania, soprattutto su Amburgo. Invita subito le ragazze ad andare a visitare questa città, e in particolar modo il quartiere di Reeperbahn, famoso per essere il centro della prostituzione e del divertimento nel libertino capoluogo anseatico. Io stesso ho intenzione di andarci, ma questo tipo che continua a guardarsi attorno e stapparsi birre, non mi piace. Il cinese dorme. É un viaggio da Parigi a Berlino e non ha nessun tipo di bagaglio, nemmeno una felpa per coprirsi durante la notte. Ogni tanto osserva il cellulare e sbarra gli occhi, palesemente inquieto. Le ragazze vanno al vagone ristorante, il nero le segue a ruota dopo un secondo, dopo essersi stappato altre birre. Almeno vanno a parlare un po' da un altra parte. Non sono contro le conversazioni nate in viaggio: possono essere estremamente piacevoli, ma in questo caso ci si trova di fronte persone ingenue che conversano con persone maliziose. La notte va avanti, e ci si predispone a dormire. Io e la mia ragazza siamo sistemati uno in fronte all'altro, presso il finestrino, così da poter allungare le gambe. Lo Lo scompartimento si riempie di nuovo, ma ora l'atmosfera è più soffusa. Io non dormo facilmente in queste occasioni, soprattutto per la difficoltà nel sistemare la testa, e per avere un effettivo riposto ho bisogno di essere disteso. Ascolto musica e non perdo d'occhio i miei compagni di viaggio. Gradualmente scopro che il cinese e il nero si fanno gesti d'intesa, come se si conoscessero già, presentimento che avevo. Infatti con un gesto chiaro, si muovono verso il corridoio e cominciano a parlare. Più tardi quando vado in bagno, li vedo parlare come persone che si conoscono. Non mi faccio ulteriori domande sulla natura del loro viaggio, e ritorno a “dormire”. La mattina sul presto vado a fare colazione nella carrozza ristorante, dove un bel caffè caldo rigenera dalla scomodità della notte. Il treno ha parecchio ritardo. Ne approfitto per fare un giro nella carrozza russa, i cui scompartimenti sono molto più ampi, hanno dei letti completamente diversi dalle cuccette di Deutsche Bahn. All'interno i passeggeri diretti in Russia, sono accampati per un lungo viaggio. Noto un uomo con grossi baffi e grossa pancia, guardare fuori dal finestrino con evidente noia, vicino al suo letto una bella bottiglia di quale alcolico.
Dopo lunghe soste per inspiegabili problemi al treno, si comincia ad entrare in Berlino. Ho un rapporto speciale con questa città, in cui sono passato in ognuno dei miei interrrail. Berlino ha il fascino dell'incompiuto, perchè è in continua costruzione, e proprio per questo motivo ci si sente nel cantiere dove viene costruito il futuro. Non economico, non politico, qui si sente la forza delle idee, essenza stessa della creatività. Ci sono sempre arrivato in treno, e anche questa volta, il treno entra dolcemente nella Hauptbahnof; si tratta della mia stazione preferita.

Costruita su più livelli, con un architettura rilassante, le cui trasparenze, permettono di dare subito una sguardo alla città, e un occhio attento può scrutare la bandiera tedesca sventolare sul Reichstag.

Il viaggio è stato interminabile, e solamente appoggiare i piedi per terra, per poterli portare ovunque si ritiene opportuno, è una grande felicità. Decido di recarmi direttamente in ostello. Solitamente soggiorno nei quartieri di Friedrichshain o Kreuzberg, ma questa volta ho deciso di provare una cosa nuova e sto nel Prenzlauer Berg, sulla Schonhauser Alle, all'ostello Alcatraz Backpackers. Prendo un paio di metropolitane, e finalmente la U2 che mi porta a destinazione, ma 3 fermate prima della mio ostello, la metro è interrotta per lavori; ci sarà da prendere sempre un autobus sostitutivo, che passerà sempre, nel giro di pochi minuti. L'ostello è economico e organizzato in maniera ottima. I ragazzi della reception sono pazienti e non si irritano per il miei continui "merci", sono fuso dal lungo viaggio e non sono ancora passato sulla frequenza tedesca. Sono simpatici, e hanno birre ghiacciate a 1 euro, di cui approfitterò ampiamente sedendomi sotto il gazebo nel cortile adiacente alla reception.
Non posso ancora entrare in camera, quindi ripongo i bagagli, e nonostante la notte in treno e la voglia di una doccia, non esito ad andare in centro. Sento il forte bisogno di immergermi subito nei gusti e sapori berlinesi, niente di meglio quindi che un currywurst e una Berliner Pilsner seduto per terra in Unter den Linden, guardando la città scorrere di fronte a me. L'emozione di scendere alla stazione di Alexanderplatz è sempre la stessa, dalla prima volta, in cui la vista della torre televisiva mi lasciò a bocca aperta. Ora, con occhio più consapevole, guardo l'orso nella bandiera sventolare sopra il palazzo rosso del municipio, guardo il prato di fronte al duomo, dove mi sono seduto tante volte. Imboccare il "viale dei tigli" mi è sempre sembrato la cosa più naturale da fare, appena arrivati a Berlino, immaginando questo viale, nel suo splendore prussiano, e ai tempi pre-bellici di Einstein. Solo più in là, l'incrocio con Friedrichstrasse, mi riporta alla mente le ore trascorse nelle librerie dietro l'università e nei caffè. Parisier Platz è un luogo perfetto per meditare quando, la notte, è sgombra di turisti e ci si siede a guardare la quadriga stagliarsi contro il cielo. Questa era la terra di nessuno, luogo alienato dal muro della divisione; ora è una delle più belle piazze d'Europa.
Questa classica passeggiata, fatta con una Berliner Pilsener in mano, e il sapore del curry in bocca, mi fa dimenticare la stanchezza per la notte trascorsa in treno, e mi proietta immediatamente nella mia relazione d'amore con questa città. Giusto uno sguardo alla Colonna della Vittoria, purtroppo coperta per restauro, e curvo a sinistra verso il memoriale dell'olocausto, dell'architetto Libeskind. Questo bosco o immenso cimitero è uno dei luoghi che testimoniano come tra le macerie e la morte si possa continuare a vivere, pur senza dimenticare. I berlinesi lo sanno bene, e hanno saggiamente esorcizzato la loro storia attraverso l'architettura. Berlino parla attraverso di essa.
Rimango sempre perplesso nel vedere l'uso che viene fatto di questa piazza. Finché vedo ignari bambini giocare a nascondino tra le grosse steli di cemento, lo trovo comprensibile. Ma quando sono i turisti a non comprenderne il significato, issandosi sulle steli in pose buffe per scattare foto dementi, trovo il tutto molto ripugnante. Questa foresta di cemento armato non è il luogo per certe cose. Qui ho passato dei bellissimi momenti, assistendo a tramonti meditativi, fissando il cielo rosa di Berlino. La mia camminata prosegue, direzione Potsdamer Platz, sempre a piedi, prenderò la metropolitana solo per tornare. La prima volta che vidi questa parte di Berlino, non mi entusiasmò per niente, cullato com'ero dalla scoperta della parte est. All'epoca dormivo in un ostello che è una nave sulla Sprea, all'altezza dell'east side gallery. Dall'oblò della mia camera potevo fissare ciò che rimaneva del muro. Ecco perchè questa piazza costruita dal nulla, con i suoi palazzoni non mi colpì particolarmente. Anche quell'inno alla tecnologia, che è il Sony Center, non mi sembrò nulla più che una curiosa costruzione. Questa volta però, avrò occhi diversi per la parte ovest. Il mio palazzo preferito della piazza è sempre stato il grattacielo Deutsche Bahn, che nella sua imponenza, da l'idea del potere della ferrovia tedesca, che possiede un grattacielo in ogni importante città tedesca. Mi reco ai piedi di questo palazzo totalmente in vetro, e scopro che aggirandolo si può entrare direttamente nel Sony Center. Ancora non c'è il gioco di luci notturno, la cui alternanza, si sposa perfettamente i colori degli edifici circostanti, e con il tetto, che mi sembra un insieme di petali, pronti a cambiare colore. Mi adagio su una panchina di acciaio e mi guardo attorno: i rumori sono ovattati, sembra di stare in un salotto, il rumore dell'acqua che sgorga dalla fontana è rilassante. Prendo un gelato da alcune ragazze che hanno la bancarella ambulante, e scopro che all'uscita opposta del Sony Center c'è un piccolo parco. L'improvviso contatto con la natura, il prato verde, mostra gli enormi contrasti e sorprese di questa città: facendo pochi metri si passa da un luogo totalmente moderno e tecnologico a un luogo naturale che confina con esso.
É ora di rientrare in ostello perché ho una notte in treno alle spalle e non mi sono fermato un attimo.
La camera è ottima, e la doccia rigenerante. Dopo un breve sonnellino, giusto per ricordarsi come ci si sente stesi su un letto, esco per l'aperitivo. Il mio posto preferito per farlo a Berlino è nella piazza di Hackescher Markt; l'architettura di questo posto, e della annessa stazione è molto suggestiva. Mi siedo ad un locale e ordino una weiss. Proprio di fronte a me iniziano uno spettacolo alcuni mimi che, accompagnati da musica, fanno delle parodie legate ai suoni del computer, sono molto divertenti.

Dopo questa sosta, in cui mi soffermo a rimirare la piazza a cui sono particolarmente legato, è ora di andare a cenare in un altro dei miei posti preferiti, il Georg Braeu Brauhaus.

Come si intende dal nome, è un antico birrificio, che si trova nel quartiere Nikolaiviertel, questa interessante parte di Berlino, adagiata sulla Sprea, di fronte al duomo, costruita dagli architetti socialisti della DDR, per dare un'idea della Berlino pre-bellica. Qui il fiume si restringe in alcuni canali, lungo i quali sono posti i tavoli nel periodo estivo, e dai quali si può vedere tramontare il sole dietro la cupola del duomo.

La gamma dei colori va dal viola al rosa, è fantastico. Il birrificio prende il nome da San Giorgio, la cui statua occupa la suggestiva piazzetta. Ovviamente non sono qui sono per ammirare il paesaggio, ma per interessi culinari. Qui si può mangiare un ottimo stinco, fatto in diversi modi, piatti tipici della regione del Brandeburgo, e più in generale della cucina tedesca. Io ho un mio piatto fisso, ed è un gulash con cavoli rossi e gnocchi di patate. Il sapore della carne il cui sugo si sposa con le tinte dolciastre del cavolo rosso, è qualcosa di unico. Il tutto viene innaffiato dalla Dunkel della casa, una weiss scura, perfetta per questo tipo di piatti. Il locale è pieno, infatti è tra i più frequentati dai tedeschi e dai “turisti” che hanno avuto qualche dritta. Accanto al mio tavolo trovo una signora tedesca, sposata a un italiano, la quale ne approfitta per sfoggiare il suo italiano e descrivermi i contenuti dei piatti, anche se ci sono i menù in tutte le lingue. Io le dico che sono un Habitué, e le consiglio il gulash,che poi lei e il marito ordinano.
La cena è molto buona, con lo scorcio del duomo che rende veramente particolare e caro questo ricordo. Seguono diverse birre. Una volta finito, faccio una passeggiata di fronte al duomo, e mi siedo un po' sul prato tra i musei e la cattedrale. Finisce qui il mio primo giorno berlinese.

Ritratto di hemingway
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Iscritto : 22/05/2010 - 18:39

La mattina seguente, dopo aver fatto colazione in ostello, decido di recarmi in altri luoghi a me cari. Per prima cosa vado alla piazza di Gendarmenmarkt, la quale è caratterizzata da una particolare atmosfera; quì si trovano le due chiese gemelle, che donano una particolare simmetria. Nel mezzo di questi due edifici, dalle cupole identiche e bellissime, sta la Konzerthaus, in fronte alla quale c'è la statua di Schiller. In questa piazza si aggirano sempre tantissimi impiegati, che sfuggono dai loro uffici di Friedrichstrasse, per recarsi in pausa pranzo verso gli ottimi ristoranti della zona. Nonostante ciò, Gendrarmenmarkt ha una sua temporalità, come sospesa, forse per l'incanto della geometria delle due cattedrali. In questa piazza, gli anziani siedono parlare sulle panchine, mentre i loro giovanissimi nipoti corrono tutt'attorno. Scopro una libreria antiquaria che ha delle stampe d'epoca veramente notevoli, raffiguranti la storia di Berlino. Purtroppo sono fuori dal mio budget per questo enorme viaggio, pazienza. Mi rimetto sulla Friedrichstrasse, sulla quale dopo qualche isolato, si trova il Checkpoint Charlie.In tante volte a Berlino, non ci sono mai andato. E probabilmente facevo bene visto che il posto è estremamente turistico. I negozi di souvenir che si trovano nelle vicinanze sono obbrobriosi: hanno prezzi allucinanti per delle patacche.
Ogni anno Berlino diventa sempre più una capitale turistica, la quantità di connazionali che si trova per le vie di Mitte aumenta a dismisura. Sento bisogno di autenticità, di sentire le urla e i graffi della vera Berlino. Prendo la metropolitana destinazione Warschauer Strasse. Da questa stazione è iniziata la mia prima avventura berlinese. Ci si trova al confine tra i quartieri di Friedrichschain e di Kreuzberg, facenti parte dell'est, il primo, e dell'ovest il secondo. Sono collegati dal più antico ponte di Berlino, l'unico che richiami un'architettura prussiana: l'Oberbaumbrucke.

Appena arrivato alla stazione della metro mi reco subito da uno di quei leggendari chioschi, dove la Berliner Pilsner costa meno di un euro. Non sono ancora la 11 del mattino, ma questa birra è imprescindibile. Sorseggiandola ripenso alla situazione di questa zona: dopo la caduta del muro, questi palazzoni senza comfort come il riscaldamento, furono abbandonati. Di conseguenza numerosi artisti vi si rifugiarono creando una zona di tendenza. Decisero di dipingere le facciate dei palazzi, rendendo gradevoli e particolari questi edifici considerati inospitali dalla maggioranza delle persone. Al giorno d'oggi una stanza per studenti può costare mensilmente meno di 200 euro. Inoltrandosi nel quartiere si trovano delle zone più residenziali, e zone più alternative, in cui i negozi più disparati e creativi si alternano a locali, spesso abusivi, che di notte diventano il fulcro della cultura underground berlinese. Tra i più interessanti vorrei ricordare il Cassiopeia, che si trova in una ex centrale elettrica, nella quale sono stati inseriti banconi per il servizio dei drink, e casse per la musica. Il resto è tutto improvvisato, concerti, proiezioni di film, e dj che concludono la serata. I bagni sono tutti un programma, totalmente dipinti da murales, con i vetri rotti, decisamente sporchi e puzzolenti, condensano l'aura di questa isola berlinese. Da questa parti ci si sente ancora a Berlino.
Dopo questi ricordi attraverso il ponte per entrare a Kreuzberg.

Questo era un quartiere occidentale, teoricamente controllato dagli americani. Ma in questi isolati per molti anni ci fu pura anarchia. Kreuzberg fu il quartiere in cui la cultura punk assunse il potere, e la polizia non si sognava di aggirarsi da queste parti. Al giorno d'oggi rimane ancora il quartiere più “rabbioso” e borderline.
É una sorta di ghetto per turchi ma non solo, è il quartiere in cui si trovano locali per omosessuali. Qui alla sera si possono trovare pub nei quali si svolgono jam session del tutto improvvisate.

Ritratto di NomadeBoemo
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Iscritto : 20/01/2010 - 10:14

Ciao Hemingway... prima di tutto complimenti per il diaro, secondo vorrei chiederti quanto ti è costato tutto il viaggio, perchè ho notato da ciò che hai scritto che comunque "non ti sei fatto mancare niente" (birra e pub in primis :-)). Il mio intento era quello di farmi un mese o poco più e farmi un bel girettino di Inghilterra- Scozia- Irlanda del nord- Irlanda, con una maggiore attenzione a Scozia e Irlanda. Secondo te è più dispendioso questo o l'interrail scandinavo? (che ho fatto 2 anni fa).

Ritratto di hemingway
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Iscritto : 22/05/2010 - 18:39

Ciao e grazie. Si non mi sono fatto mancare niente. Oltre al costo del.global pass e ai 2 aerei Ho speso 800¤ sicuramente la Scandinavia è piu cara. L Irlanda è più cara della scozia e l Irlanda del nord é abbastanza economica. Se hai altre domande chiedi pure.

Ritratto di NomadeBoemo
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Iscritto : 20/01/2010 - 10:14

Perfetto era la risposta che volevo. Grazie :-)